Chiesa di San Francesco

LA DEVOZIONE A SAN FRANCESCO:

LA MEDIAZIONE DELLA PARROCCHIA PER MANTENERE VIVO IL CULTO E NON CHIUDERE LA CHIESA

Dopo la visita pastorale dell’arcivescovo qualcuno è stato colto di sorpresa nell’apprendere che probabilmente come preti diocesani avremmo dovuto sospendere il servizio presso il tanto amato edificio di culto. Che la “questione san Francesco”, accanto a un’affezione sincera e sentita da parte di tanti fedeli, avesse celato in sé anche aspetti problematici non è però una realtà del tutto nuova. Nel 1974 il 28 settembre, l’allora padre provinciale frate Bonaventura D’Urso, comunicava con lettera raccomandata al comune di Racconigi e per conoscenza al parroco pro-tempore , l’intenzione, non revocabile, di cessare il servizio religioso fino allora garantito presso la chiesa conventuale di San Francesco. Ciò nonostante, l’affezione dei religiosi non venne meno e negli anni, fino ad oggi, sostennero continuativamente alcuni appuntamenti importanti come la festa dell’Immacolata e la festa di san Francesco. Si chiese temporaneamente al parroco di garantire la Messa domenicale settimanale almeno fino a quando non si fosse trovata una soluzione più definitiva. Vennero stilate alcune convenzioni che cercarono di dare maggior stabilità e garanzie alle singole generosità, e così via via, non senza qualche problema si è arrivati fino ad oggi. L’ultima visita pastorale ha fatto nuovamente emergere il problema dell’assenza di una vera e propria responsabilità ecclesiale a garanzia della vita di fede del tanto amato luogo di culto. I frati cappuccini avendo scelto di rinunciare alla guida non ne assumevano la responsabilità e sebbene protrattasi nei decenni, neppure la diocesi si è mai assunta realmente l’onere della guida pastorale di questo luogo. Si è sempre andati avanti sulla buona volontà di tutti, insomma. E ciò è lodevole. Se nonostante l’assenza giuridica di un responsabile si è riusciti a tenere vivo questo luogo di culto, è segno che esso è circondato da un autentico movimento di fede ed il Signore, in vari modi, ha benedetto e sostenuto lo sforzo di volontari, religiosi e preti diocesani che in tanti anni ne hanno mantenuta viva la devozione. Gli anni passano, le persone cambiano, ed è forse giunto il momento di riconoscere, anche ufficialmente, la dignità di questo luogo. Come preti diocesani, cioè come istituzione parrocchiale, non possiamo garantire una supplenza per sempre, ed è da intendersi in questo senso il pronunciamento del vescovo che ci scriveva dicendo: “i sacerdoti diocesani siano primariamente impegnati nella cura dei luoghi istituzionali, cioè le parrocchie”. Come parroco, riconosciuto il valore storico e spirituale di questa chiesa, mi sto impegnando al massimo affinché possa essere garantito il proseguimento dell’attività religiosa. Ma in quanto parroco posso farlo solo nei limiti e nella garanzia della continuità apostolica, unitamente al mio vescovo. La strada che potrà garantire l’impegno, presente e futuro, dei parroci diocesani nella chiesa di San Francesco è quella di riconoscere questa chiesa parte reale, anche sotto l’aspetto giuridico, della parrocchia. Per quanto possano sembrare astratte le considerazioni che sto cercando di spiegare, è necessario che si capisca che il lavoro di assunzione di responsabilità che sto cercando di far compiere alla parrocchia, non impegna solamente me, parroco attuale, ma anche e soprattutto i parroci futuri che mi seguiranno e la stessa chiesa diocesana. Non è un atto né automatico né tanto meno scontato. Pur comprendendo che dai “non addetti ai lavori” sembrino questioni evanescenti, sento il dovere invece di informare che si sta facendo un grande sforzo per garantire una possibilità di futuro a questa realtà a cui i racconigesi sono tanto affezionati. Uno sforzo delle autorità civili che stanno ragionando su come creare una forma giuridica che legittimi la diocesi ad assumersi la responsabilità di una proprietà che di fatto è comunale. Uno sforzo da parte della parrocchia che andrà ad accollarsi la gestione di un’ulteriore chiesa (come se ne avesse poche…), uno sforzo dei volontari che da sempre hanno dedicato molto tempo ed energie a questa chiesa, a entrare in collaborazione più stretta e diretta con la parrocchia. Tutto questo, è evidente, chiede del tempo. Sempre nella lettera del nostro arcivescovo si leggeva: “al parroco è affidata la gestione del tempo di transizione circa le prassi ancora in essere”. Per questo motivo, visto l’impegno di tutti nel voler cercare di conservare la messa domenicale in questa chiesa, si prolunga fino al mese di febbraio il tempo di transizione che porterà a una soluzione definitiva. Chiedo a tutta la comunità un ricordo quotidiano nella preghiera perché possiamo essere guidati e assistiti dal Signore a compiere pienamente, non la nostra, ma la sua volontà.

Don Maurilio