Terra Santa: un pellegrinaggio a beneficio di tutta la comunità

Per comprendere il titolo di questo articolo non si può prescindere da un atteggiamento di fede. Uno sguardo superficiale chiuderebbe l’esperienza della Terra Santa in un semplice “viaggio” i cui beneficiari sarebbero stati i partecipanti.
Tutt’altro è lo spirito con cui si sono mossi i 47 pellegrini delle nostre comunità. Ciascuno di noi ha portato nel cuore parenti, amici e anche semplici conoscenti, che non potendosi recare di persona, hanno chiesto di essere ricordati in un luogo così significativo per la vita cristiana. E così è stato: quotidianamente nell’Eucarestia abbiamo pregato secondo le intenzioni di ciascuno. Abbiamo ricordato e pregato per i tanti fratelli e sorelle che avrebbero voluto essere con noi ma per molteplici ragioni non hanno potuto. Che lo si creda o no, abbiamo sentito la loro presenza. Portandoli nel cuore Dio li ha resi in qualche misura partecipi spiritualmente della ricchezza di doni che abbiamo ricevuto. Nel viaggio di ritorno, tra Milano e Torino, abbiamo potuto raccogliere i pensieri di chi ha avuto il desiderio di esprimerli ad alta voce. Tutti se è stati concordi nel testimoniare ce abbiamo ricevuto una vitalità particolare. Non abbiamo visto solo dei posti lontani, abbiamo sentito il respiro della vita … inspiegabile con le sole parole. Quello che mi preme trasmettere in queste breve righe di rimando alla comunità, è che nel sentire della fede, eravamo molti più di 47 in Terra Santa. C’eri anche Tu che stai leggendo, che in atteggiamento di fede ci hai accompagnato. Tutti coloro che hanno creduto in questo “andare”, anche se fisicamente non presenti, erano con noi. A Gerusalemme abbiamo fatto esperienza dell’incarnazione, dell’apostolato, della passione e della risurrezione di Gesù. I luoghi hanno rappresentato un vangelo “animato” della fede che professiamo ogni domenica come comunità di credenti. Abbiamo vissuto sia le altezze della presenza divina che la faticosa esperienza del peccato umano. Divinità e umanità. In Gerusalemme convivono le 3 grandi religioni monoteiste, ed è un’esperienza eccezionale. Certo abbiamo anche visto la fragilità dei rapporti fra fratelli … il nervosismo a stare in coda, le rivendicazioni di chi vorrebbe una terra così densa di significato tutta per sè… Anche l’esperienza della debolezza umana è stata esperienza di Dio, ricordandoci che non basta la buona volontà per vivere il Vangelo ma è necessaria la grazia di Gesù stesso. Siamo stati immersi in folle di migliaia di pellegrini carichi di fede e animati da pensieri di autentica devozione. E con loro abbiamo sperimentato anche la fatica di essere in molti. Spiritualità e concretezza di vita, Gerusalemme è stato anche questo. No, non possediamo un “libero arbitrio” assoluto. Le nostre azioni sono condizionate notevolmente dalla nostra fragilità, prima ancora che dalla nostra volontà. Essere in pellegrinaggio è significato anche sperimentarsi mossi da nobili intenzioni e scoprirsi umili affaticati in cerca di una nuova vita più radiosa

don Maurilio

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